Il culto dei santi: dai defunti ai martiri e dai martiri ai confessori

altCon la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo e con la XXXIV settimana del tempo ordinario si chiude l’anno liturgico che ha avuto il suo inizio con la prima domenica di Avvento. Come si legge nell’Annuncio del giorno della Pasqua fatto nella solennità dell’Epifania l’anno liturgico è il tempo ritmato dalle celebrazioni che ricordano e fanno vivere i misteri della salvezza con al centro il Triduo del Signore crocifisso, morto e risorto. Nella divisione dei libri liturgici la parte relativa a Gesù Cristo viene chiamata Proprio del tempo o Temporale. Sebbene talvolta si sia creato qualche contrasto col Temporale, nella liturgia ha la sua importanza la parte indicata come Proprio dei Santi o Santorale, che in pratica non fa altro che celebrare il compiersi del mistero pasquale di Cristo nei Santi. Il Proprium de tempore (Temporale) e il Proprium de Sanctis (Santorale) sono perciò due cicli di celebrazioni che danno vita all’unico anno liturgico. In questa pagina si vuole dare attenzione ai primi passi della storia del culto dei santi.
 
I primi sviluppi del culto dei Santi.
 
I cristiani, che secondo la lettera a Diogneto “né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. … e adeguandosi ai costumi del luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e indubbiamente paradossale. …Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera è patria loro, e ogni patria è straniera.” tra le altre realtà,  hanno mantenuto la tradizione diffusa del culto dei fedeli defunti, dando però ad essa un senso nuovo alla luce del mistero di Cristo morto e risorto, non esaurendo quindi il tutto con una semplice devozione, seppure riconoscente e affettuosa, verso persone conosciute e care, volendo così rimarcare lo specifico della vita eterna, della vita oltre la morte, della fede nella Risurrezione: “credo la risurrezione dei morti”.
 
Si ha notizia che già i primi cristiani seppellivano con i dovuti onori gli eroi della fede. Un precedente sono i discepoli di Giovanni Battista che si erano segnalati per averne chiesto il cadavere dopo la decapitazione da parte di Erode, per la sepoltura (Mt 14,12 e Mc 6,29). Gli Atti raccontano che “personealt pie seppellirono Stefano e fecero un grande lutto per lui” (At 8, 2). Dal culto degli eroi il primo passaggio è stato al culto vero e proprio dei martiri, di cui si trova qualche testimonianza isolata a partire dalla metà del II secolo. Dalla metà del III secolo in poi le testimonianze sono sempre più esplicite e frequenti.
Una lettera della chiesa di Smirne alla chiesa di Filomelio e a tutte le comunità cristiane riporta il racconto autentico, fatto da testimoni oculari, sul martirio di S. Policarpo, il vescovo di Smirne martirizzato probabilmente nel 156. Nel Martirio di S. Policarpo 18, 2-3, si dice: “Così noi, solo più tardi, potemmo raccogliere le sue ossa, più preziose delle gemme più insigni e più stimabili dell’oro, e le collocammo in luogo conveniente. Quivi, per quanto ci sarà possibile, ci raduneremo nella gioia e nell’allegrezza, per celebrare, con l’aiuto del Signore, il giorno natalizio del suo martirio, per rievocare la memoria di coloro che hanno combattuto prima di noi, e per tenere esercitati e pronti quelli che dovranno affrontare la lotta”. È un testo che fa trasparire alcuni particolari:
- i fedeli, collocando le ossa del martire in un luogo conveniente, dopo che “secondo il costume pagano” (Martirio di S. Policarpo 18,1) ne fu bruciato il corpo, manifestano una speciale devozione per le spoglie di un martire;
alt- i cristiani di Smirne stabiliscono di radunarsi presso la tomba di Policarpo nel giorno dell’anniversario del martirio, chiamato giorno natalizio per sottolineare che la morte non è la fine ma la vera nascita alla vita eterna; i pagani invece consideravano nefasto il giorno della morte e perciò ricordavano i loro defunti nella giorno della nascita. Il concetto cristiano si trova già in S. Ignazio di Antiochia: “Ecco, è vicino il momento in cui io sarò partorito! Abbiate compassione di me, fratelli! Non impedite che io nasca alla vita”.
- l’anniversario viene celebrato “nella gioia e nell’allegrezza”, forse con allusione al banchetto eucaristico;
- la rievocazione delle gesta del martire doveva preparare i cristiani ad affrontare a loro volta il momento della persecuzione e del martirio piuttosto frequente in quel tempo;
- a Cristo è resa adorazione perché è il Figlio di Dio, mentre ai martiri e resa venerazione come discepoli e imitatori del Salvatore.
In occidente solo nella corrispondenza del vescovo di Cartagine san Cipriano (210 – 258 circa) per la prima volta si fa menzione di un registro dei martiri da venerare.
Il culto dei martiri si è innestato quindi in qualche modo nel “culto” e nelle onoranze funebri prestate allora ai defunti. Le onoranze erano diverse da un luogo all’altro e provenivano dal mondo greco-romano e da quello giudaico.
In genere il giorno della morte era anche il giorno della sepoltura attraverso l’inumazione; non ci sono motivi per pensare che i cristiani abbiano adottato la cremazione, più che per ragioni dottrinali per il permanere dell’uso giudaico. Ogni uso funerario e ogni culto dei martiri è legato ad una tomba localizzata topograficamente e in rapporto preciso con uno o più defunti. Dopo la deposizione nella tomba, i presenti si riunivano nelle vicinanze della tomba per prendere in comune il pasto funebre (refrigerium). Dagli inizi del III secolo è testimoniata la presenza facoltativa di un presbitero, che nel caso celebrava l’Eucaristia, ma probabilmente la celebrazione nei pressi del sepolcro è già in uso dalla metàalt del II secolo. Il refrigerium o l’Eucaristia e altre cerimonie funebri venivano reiterate nel terzo, nel settimo (o nono) e trentesimo (o quarantesimo) giorno e nell’anniversario. Queste scadenze erano probabilmente legate sia al progressivo formarsi dell’embrione umano sia al processo di decomposizione del cadavere.
La memoria di un defunto riguardava solo parenti e congiunti, la memoria di un martire coinvolgeva l’intera comunità cristiana locale. Per memoria di un martire si deve intendere sia il ricordo dell’anniversario ma anche il luogo, che può consistere nell’iscrizione commemorativa, nella tomba o nella stessa chiesa in cui il martire era sepolto.
Il titolo di martire (testimone) in un primo tempo fu attribuito esclusivamente a quanti davano testimonianza eroica della fede con la morte cruenta e perciò solo i martiri intesi così erano venerati e ricordati. In seguito il termine martire assunse un senso più allargato e anche coloro che hanno testimoniato la fede pur senza versamento del sangue sono oggetto di venerazione: sono i Confessori. Ne danno testimonianza San Girolamo, S. Agostino, S. Basilio Magno, S. Giovanni Crisostomo e altri Padri della Chiesa. S. Martino di Tours (morto nel 397) è uno dei primi confessori venerati nella Chiesa.
Nel corso della storia si è passati dal culto locale dei santi al culto universale.

Per un maggiore approfondimento si consiglia la lettura delle pagine 247-259 del testo edito da Marietti L’anno liturgico Autori vari collana Anàmnesis, a cui queste note fanno riferimento.
 
 
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