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Il buon pastore

In questa quarta domenica di pasqua, dedicata alla giornata di preghiere per le vocazioni, incentriamo la nostra riflessione sulla domanda, che mai dovrebbe abbandonarci, “Chi è Gesù di Nazareth per me?”

Nella pagina, tratta dal vangelo secondo Giovanni, Gesù afferma con forza di essere il buon Pastore.

 

Gesù è il nostro buon pastore, colui che si prende cura di noi e ci tiene al sicuro.

La figura del buon pastore che Gesù dipinge è colui che dà la vita per il proprio gregge, e Gesù ha il potere di dare la sua vita e riprendersela, perché è la vita stessa. 

Lui ci dà la vita e ce la prepara per l’eternità. Mentre invece quante figure di mercenari ci sono al mondo che, sopraggiunti i problemi, ci abbandonano e, fingendo di essere guide per noi, hanno altri interessi? Gesù, solo lui, è il vero pastore. Se uno avrà con lui un legame vero e profondo non potrà vacillare nella vita, nemmeno davanti a qualsiasi male.

La conoscenza di Gesù si impone come necessità, e non è sufficiente una conoscenza superficiale, in quanto dobbiamo arrivare a dimorare in Lui. Quale conoscenza? Quella della fedeltà alla sua parola.

 

È il Pastore, che desidera la pienezza della libertà delle pecore conducendole al pascolo in spazi all’aperto. La libertà che Gesù ci offre in dono non è da intendere come sfrenatezza assoluta, quanto piuttosto come liberazione da tutto ciò che ostacola il nostro essere uomini e donne, creature belle di Dio.

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