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Credere per avere la vita del Signore Risorto

Festa  della Divina Misericordia istituita da Giovanni Paolo II, una festa legata in modo speciale al Vangelo della Seconda Domenica di Pasqua, rappresentata nel momento in cui Gesù appare ai discepoli nel Cenacolo, dopo la resurrezione, e dà loro il potere di perdonare o ritenere i peccati. Questo momento è registrato nel Vangelo di Giovanni (20, 19-31), passo che abbraccia l’apparizione di Gesù Risorto all’apostolo San Tommaso, quando Gesù lo invita a toccare le sue piaghe l’ottavo giorno dopo la Resurrezione (Gv 20, 26). Proprio per questo, è usato nella liturgia otto giorni dopo la Pasqua.

 

Don Stefano ha sottolineato che con questa festa viene istituita un’altra beatitudine: la beatitudine di quelli che non hanno visto ma hanno creduto.

La fede non è vedere e toccare, ma credere alla Parola di chi ha visto e toccato. Anche per noi come per ogni credente la fede è un cammino nel buio ma intravedendo una luce lontano.

Inevitabile il parallelismo con la situazione di Pandemia che stiamo vivendo in questa ottava di Pasqua. Le porte chiuse non sono un impedimento per Gesù che entra a porte chiuse e si mette al centro. Sarebbe bello se Gesù fosse messo al centro delle nostre famiglie e delle nostre relazioni. Gesù è la pace. Il cristiano non deve temere in questo momento il buio, perché alla fine ci sarà la luce.

Bisogna saper attendere il soffio dello Spirito che aprirà le porte. Uno Spirito che viaggia sulle frequenze dell’amore - carità, una carità che ha continuato a operare senza restrizioni.

 

Anche Papa Francesco ha legato la Festa della Divina Misericordia con gli eventi legati all’epidemia di coronavirus e al tentativo di far ripartire la società e l’economia, dopo lunghi periodi di quarantena che stanno mettendo a dura prova le prospettive di ricchezza e lavoro nella comunità mondiale. La Divina Misericordia “non abbandona chi rimane indietro”, come l’apostolo Tommaso. Così oggi, nella “lenta e faticosa ripresa dalla pandemia”, “il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente”, in cui “si arriva a selezionare le persone, a scartare i poveri, a immolare chi sta indietro sull’altare del progresso”.

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