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Il cuore e gli occhi si aprono alla speranza

Nella cornice della chiesetta campestre di San Giorgio vescovo di Suelli, il Vangelo di Emmaus, della terza domenica di Pasqua è uno straordinario esempio del nostro cammino cristiano, che parte dalle ferite dell’esistenza e si trasforma in luce, attraverso un incontro: un compagno di strada si affianca al passo stanco di due viandanti che fuggono dalle loro paure, andando verso la notte.

 

Lo sconosciuto che li accompagna entra nel senso del loro dolore, riscalda il cuore, risveglia l’attenzione, fino a generare in loro la richiesta di non lasciarli soli.
I due amici diretti a Emmaus sapranno riconoscere Gesù risorto nel gesto dello spezzare il pane, gesto quotidiano, gesto eucaristico, gesto familiare.

 

Don Stefano parla di Emmaus anche come un luogo teologico e spirituale dove riconoscere il Risorto e dove il nostro cuore e i nostri occhi  si aprono alla speranza: il Signore ci interpella e ripete quei gesti familiari che ci fanno sentire comunità. Insomma, proprio quando noi pensiamo che sia tutto finito, sta per cominciare qualcosa di sorprendentemente nuovo.

 

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